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11 Set 2020

Scuola: gestione casi sintomatici, servizi per l’infanzia e soggetti fragili

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Un nuovo documento dell’Istituto Superiore di Sanità chiarisce le modalità di gestione di casi e focolai nelle scuole.

Il 14 settembre per gli studenti italiani suonerà la prima campanella dell’anno scolastico 2020/21. Dopo mesi di lezioni a distanza, le nuove regole per la didattica in presenza, di cui abbiamo già parlato in un nostro precedente articolo, includono distanziamento fisico, mascherine e altre procedure da attivare in presenza di casi sospetti.

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS), nel documento “Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia”, ha ulteriormente approfondito questi importanti temi riguardanti la scuola. Ecco i punti principali.

Trattamento casi sintomatici

Nel caso in cui operatori scolastici (personale e docenti) o studenti presentino un aumento della temperatura sopra i 37,5°C o un sintomo compatibile con COVID-19 nella propria abitazione, non dovranno recarsi nella struttura scolastica. In caso di sospetto COVID-19, il Dipartimento di Prevenzione (DpP), attivato dal medico o dal pediatra, si occuperà di eseguire l’indagine epidemiologica e il test diagnostico.

Se i sintomi o l’innalzamento della temperatura avvenisse all’interno della struttura scolastica, si dovrà fornire agli studenti sospetti COVID-19 una mascherina, quando tollerata, e prevedere l’isolamento momentaneo dagli altri studenti fino all’arrivo dei genitori o dei tutori legali.

I genitori/tutori saranno quindi tenuti a contattare il pediatra o medico per la valutazione clinica del caso e, in caso di sospetto COVID-19, i medici provvederanno a comunicarlo al DdP, che procederà all’esecuzione del test diagnostico.

Similmente, l’operatore scolastico che presenta i sintomi o un innalzamento della temperatura all’interno della struttura scolastica, sarà isolato e invitato a recarsi al domicilio, comunicando al proprio medico di medicina generale le sue condizioni cliniche.

È quindi sempre il medico o pediatra, tramite il DdP, a richiedere l’effettuazione del test diagnostico.

Assenze

Nel caso ci sia un numero rilevante di assenze improvvise degli studenti di una classe o degli insegnanti della scuola, il referente scolastico dovrà comunicarlo al DdP per effettuare un’indagine epidemiologica e valutare le successive azioni.

Il referente scolastico per COVID-19 è una figura introdotta in seguito all’emergenza coronavirus, che si occuperà di interfacciarsi con il DdP e di comunicare con i suoi analoghi di altre strutture.

Scuola dell’infanzia

I servizi per l’infanzia, rivolti ai bambini dagli 0 ai 6 anni, hanno sicuramente delle peculiarità rispetto alle scuole per studenti di età maggiore.

In queste strutture garantire il distanziamento tra i bambini è complicato, e l’uso della mascherina difficilmente attuabile. Le raccomandazioni fornite dall’ISS sono di mantenere una didattica a gruppi fissi, che abbiano anche un educatore di riferimento stabile, così da limitare i contatti.

Lavoratori e studenti fragili

È ormai noto dalla letteratura scientifica che l’infezione da SARS-CoV-2 non ha sintomatologia omogenea nei soggetti che colpisce. Sono da considerarsi “fragili” tutti i soggetti che, in caso di positività a COVID-19, rischiano un decorso più grave della malattia. Ad oggi, come si può leggere nella sezione “Domande e risposte” del sito del Ministero dell’Istruzione, sono considerati fragili soggetti immunodepressi, quelli con patologie oncologiche e/o morbilità pregresse che possano causare un maggiore rischio di esito infausto dell’infezione. Per chiarire ulteriori dubbi, vi consigliamo di consultare la circolare del 4 settembre pubblicata sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Fonti: