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22 Giu 2020

Strategie di protezione e sanificazione: le nuove tecnologie in via di sviluppo

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La tecnologia si sta rivelando un importante alleato nella lotta contro il coronavirus. Vediamo alcune nuove soluzioni per proteggere e sanificare gli ambienti, tra barriere biologiche e robot per disinfezione.

Una barriera invisibile per proteggerci dal coronavirus mentre mangiamo al ristorante. È questa l’idea di fondo alla base del progetto dell’Ingegnere Mario Palazzetti, a lungo impiegato presso il centro ricerche FIAT e ideatore del famoso sistema di frenata ABS per le autovetture.

Il nuovo dispositivo è stato ribattezzato Biostopper, in quanto rappresenta una vera e proprio barriera biologica che isolerebbe i commensali dal punto di vista della contaminazione.

Come funziona il Biostopper?

Questa tecnologia permetterebbe di aumentare in modo artificiale la distanza interpersonale tra le due persone sedute allo stesso tavolo. Il dispositivo, posizionato al centro della postazione, crea due vortici d’aria di senso opposto intorno a ciascuna persona, in modo da impedire alle particelle espulse durante la conversazione – i droplets che veicolano il virus – di raggiungere chi si ha di fronte.

Questa soluzione, poco invasiva, fornirebbe ai ristoratori un’alternativa alle barriere in plexiglass che costituiscono un elemento di limitazione alla socialità e convivialità. L’idea di Palazzetti, presentata in una puntata del programma televisivo Report, è piaciuta fin da subito ai ricercatori del Politecnico di Torino, che sono già all’opera sulle fasi di test di fattibilità del dispositivo. Solo quando sarà dimostrata l’effettiva protezione da tutte le particelle emesse dai commensali si potrà procedere con la realizzazione di prototipi per la successiva fase di produzione industriale.

Come nota il rettore del Politecnico di Torino, Guido Saracco questo tipo di dispositivo «può essere fatto economicamente e ovunque: può anche avere sbocchi nei luoghi di lavoro».

Abbiamo già parlato di tecnologie al servizio degli ospedali nell’emergenza coronavirus, tra cui anche robot impegnati nella sanificazione degli ambienti.

Come riescono i robot a sanificare i locali in poco tempo?

La maggior parte delle soluzioni tecnologiche finora adottate sfruttano la luce ultravioletta UV-C prodotta da speciali lampade, come quella allo xeno del sistema robotico Light Strike dell’azienda ab medica. I raggi UV–C a lunghezza d’onda corta (tra 280 e 240 nm) hanno un’efficace azione disinfettante e germicida, che disattiva la capacità dei microorganismi patogeni di riprodursi e proliferare. La luce ultravioletta, associata ad un’alta energia, penetra la parete cellulare e viene assorbita dalle cellule dei patogeni, con il risultato di modificare l’RNA e il DNA di batteri e virus in modo da renderli inattivi e quindi inoffensivi.

Questo sistema è in grado di abbattere la carica microbica presente nell’ambiente in tempi molto rapidi e sembra dare i risultati sperati anche contro il virus SARS-CoV-2. Una ricerca a guida italiana, che vede la collaborazione anche di scienziati dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) e della Statale di Milano, ha provato che basta una minima dose di irraggiamento con luce UV-C per rendere il virus 1000 volte più inattivo. I risultati di questo studio sono in attesa di peer review per la successiva pubblicazione su riviste internazionali.

Fonti: