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6 Mag 2020

Misure di sicurezza sul lavoro e prevenzione per la ripresa delle attività produttive

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Con la riapertura dei primi settori produttivi, il 4 maggio il governo ha avviato la cosiddetta Fase 2. Come adottare misure di prevenzione e garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro? Ecco le linee guida dell’INAIL.

Le linee guida INAIL, di cui abbiamo già parlato in un altro articolo, dettano alcune indicazioni utili per predisporre al meglio le misure di contenimento e limitazione del contagio da SARS-CoV-2, durante la ripartenza graduale delle imprese e attività produttive a partire dal 4 maggio 2020, data di inizio della cosiddetta Fase 2.

Ci concentriamo qui sulla seconda parte del documento, che contiene informazioni relative alle strategie organizzative di prevenzione e protezione da adottare per salvaguardare la salute dei lavoratori e di tutti coloro che hanno accesso agli ambienti di lavoro, oltre che le misure volte ad arginare la possibile riattivazione di focolai epidemici. Si ricorda che tali disposizioni sono in accordo con quanto riportato nel Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione di COVID-19 negli ambienti di lavoro, siglato nella sua versione definitiva da Governo e Parti sociali il 24 aprile 2020.

Strategie di prevenzione

L’INAIL sottolinea come l’adozione di adeguate misure di prevenzione da parte delle singole realtà imprenditoriali possa contribuire a una sostanziale mitigazione dei rischi connessi al contagio per i lavoratori.

Basandosi anche sull’esperienza delle imprese che hanno potuto continuare la propria attività produttiva anche prima dell’inizio della Fase 2, si individuano una serie di misure di prevenzione e protezione della sicurezza dei lavoratori, già richiamate nel suddetto Protocollo. Inoltre, per il settore sanitario, uno dei più ad alto rischio con il 10% di casi registrati sul totale nazionale, utili riferimenti sono presenti in molti documenti di varie istituzioni, come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), il Ministero della Salute e l’INAIL.

Il monitoraggio del rispetto delle misure adottate deve vedere il coinvolgimento, oltre che del datore di lavoro, di tutti i soggetti che ricoprono un ruolo nella prevenzione aziendale (medico competente, Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione [RSPP], rappresentante dei lavoratori per la sicurezza aziendale e territoriale [RLS/RLST]), oltre che una partecipazione attiva e consapevole dei lavoratori stessi.

Misure organizzative

Rientrano in questa categoria le disposizioni riguardanti la gestione degli spazi di lavoro, con postazioni e ambienti che andranno riorganizzati nell’ottica di mantenere un adeguato distanziamento sociale, ovviamente in modo compatibile allo svolgimento dei processi produttivi. In questo frangente, le imprese possono adottare, ad esempio, soluzioni innovative che prevedono l’utilizzo di barriere separatorie – separatori in plexiglass, mobilio, ecc. – per mantenere il rispetto delle distanze tra i lavoratori. La ventilazione degli ambienti comuni (sale ristoro, mense, spogliatoi ecc.) deve essere continua e l’accesso a questi spazi deve essere contingentato e organizzato su turni.

Inoltre, sono da prevedere misure specifiche per l’organizzazione e l’orario di lavoro, favorendo la possibilità di utilizzare forme di lavoro agile e a distanza (smart working) e riducendo il numero di trasferte. Riguardo all’orario, è possibile adottare turni di lavoro differenziati e scaglionati nel tempo, in modo da evitare assembramenti e sovraffollamenti, in particolar modo in entrata e in uscita. Deve essere attenzionato anche il tragitto casa-lavoro, favorendo anche forme di trasporto privato.

Misure di prevenzione e protezione

In primo luogo, è indispensabile prevedere attività di informazione e formazione al fine di rendere i lavoratori consapevoli dei rischi e della necessità di attenersi alle norme di distanziamento sociale. Inoltre, viene messa in risalto l’esigenza di una comunicazione del rischio chiara e basata su fonti istituzionali (Ministero della Salute, Organizzazione Mondiale della Sanità, Istituto Superiore di Sanità, INAIL, etc).

Tra le misure di carattere igienico-sanitario, sono di primaria importanza la fruibilità da parte dei lavoratori di mezzi detergenti e la programmazione di operazioni di pulizia quotidiane e di sanificazione periodica degli ambienti.

Infine, è previsto l’utilizzo di mascherine chirurgiche per tutti i lavoratori che condividono spazi comuni (ai sensi dell’art.34 del DL n. 9 del 2/3/2020 in combinato con l’art. 16 c.1 del DL n. 18 del 17/3/2020), mentre è demandata alla valutazione dei rischi delle singole aziende la necessità di specifici Dispositivi di Protezione Individuale (DPI).

Centrale è il ruolo del medico competente (nominato ad hoc, se non già presente o tramite l’ausilio di strutture pubbliche) nella sorveglianza sanitaria e tutela dei lavoratori fragili.

Come ormai noto, i soggetti più a rischio di un esito grave dell’infezione da coronavirus sono quelli compresi nelle fasce di età più avanzata (superiore ai 55 anni) e quelli con patologie pregresse; per tali categorie si può considerare una “sorveglianza sanitaria eccezionale”, che potrebbe portare a una dichiarazione di «inidoneità temporanea» o «limitazione parziale dell’idoneità» del lavoratore per un certo periodo di tempo.

Altra casistica da considerare è quella dei dipendenti che rientrano al lavoro dopo essere risultati positivi all’infezione da COVID-19: questi soggetti devono essere sottoposti a visita medica da parte del medico competente e prima della ripresa del lavoro, previa presentazione di certificazione di avvenuta negativizzazione del tampone.

Misure specifiche per la prevenzione dell’attivazione di focolai epidemici

Per contenere la possibile riattivazione di focolai epidemici, viene richiamata la procedura di controllo della temperatura corporea all’ingresso del luogo di lavoro, prevista nel Protocollo già citato: se essa risulta superiore ai 37,5 °C, al lavoratore non è consentito accedere agli ambienti di lavoro, ma viene dotato di mascherina, posto in isolamento e viene contattato il suo medico curante. Nel caso in cui il dipendente manifesti i sintomi tipici da COVID-19 all’interno dell’ambiente lavorativo, deve avvertire l’ufficio del personale, che contatterà le autorità sanitarie; si deve prevedere il suo isolamento e, una volta risultato positivo dopo esecuzione del tampone, si dovranno comunicare gli eventuali contatti avvenuti con il resto del personale.

Nelle zone a più alta concentrazione di contagio, si potrà valutare la somministrazione del tampone a tutti i lavoratori, soprattutto per quelle attività con indice di prossimità più alto, valutandone la fattibilità.

Fonti: