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17 Set 2020

Mascherine: come capire quali rispettano gli standard di sicurezza?

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Come riconoscere le mascherine sicure: gli studi, i requisiti e le segnalazioni sulla sicurezza dei dispositivi di protezione.

Le mascherine sono ormai entrate a far parte della nostra quotidianità e anche l’ultimo decreto del Presidente del Consiglio ne ha prorogato l’obbligo di utilizzo, in luoghi chiusi e all’aperto, dalle 18 alle 6 in caso di rischio assembramento.

Il contributo di questi dispositivi di protezione individuale (DPI) alla riduzione del rischio contagio da COVID-19 è stati studiato in questi mesi e, ad oggi, è largamente accettato dalla comunità scientifica. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato delle linee guida [1] che incoraggiano l’utilizzo delle mascherine da parte della popolazione, insieme al rispetto delle altre misure di prevenzione come il distanziamento fisico e l’igiene frequente delle mani. Le mascherine possono infatti rappresentare una barriera contro la diffusione dei droplets, le goccioline emesse dalle nostre vie respiratorie e che costituiscono la fonte primaria di trasmissione del SARS-CoV-2. Più persone indossano questo dispositivo, più è limitata la fuoriuscita e la trasmissione dei virus, soprattutto quando non è possibile rispettare il distanziamento, durante le conversazioni o i contatti ravvicinati.

Negli ultimi mesi numerosi studi scientifici hanno indagato l’efficacia delle mascherine come mezzo di riduzione del contagio da COVID. L’impiego di DPI, sia da parte di operatori sanitari sia da parte di cittadini comuni, si è dimostrato un valido strumento nella riduzione del rischio di infezione [2,3]. Anche in caso di focolai conclamati si è rilevato un tasso di contagi decisamente più basso per chi usava mascherine rispetto a chi non lo faceva [4]. Inoltre, l’uso obbligatorio dei DPI ha permesso di diminuire il tasso di crescita giornaliero dei nuovi casi positivi (secondo uno studio condotto in Germania, la riduzione dei contagi con l’introduzione dell’obbligo di mascherina è arrivata fino al 40%) [5].

Non sono tutte uguali

Le prestazioni di efficacia e sicurezza delle mascherine chirurgiche, in quanto veri e propri dispositivi medici, sono assicurate dal rispetto di alcuni standard di qualità in fase di produzione.

Ma come distinguere una mascherina sicura da una contraffatta?

Le mascherine chirurgiche sono dispositivi monouso, composte da almeno tre strati sovrapposti di tessuto- non tessuto. Devono rispettare gli standard definiti dalla norma tecnica UNI EN 14683:2019, che stabilisce quali requisiti debbano avere in termini di resistenza a schizzi liquidi, traspirabilità, efficienza di filtrazione batterica e pulizia da microbi. Il Decreto Cura Italia e le successive proroghe hanno previsto una deroga alla vigente normativa: i fabbricanti e gli importatori di mascherine possono immettere in commercio i loro prodotti anche senza la presenza del marchio CE, purché inviino un’autocertificazione all’Istituto Superiore di Sanità che ne convalida l’idoneità. Per le FFP2 e FFP3, i dispositivi di protezione più avanzati, spetta invece all’INAIL la verifica delle caratteristiche dichiarate.

Purtroppo, insieme alla crescente domanda di questo prodotto, si sono moltiplicati negli scorsi mesi i casi e le segnalazioni di mascherine prive dei requisiti di conformità alle norme di sicurezza, prodotte con materiali scadenti o addirittura tossici [6,7]. Uno degli episodi che ha destato più scalpore sulle pagine dei giornali è quello riguardante l’azienda della ex Presidente della Camera Irene Pivetti [8]. L’indagine ha portato al sequestro di 9mila mascherine importate dalla Cina, che erano state commercializzate con certificato falso, nonostante il parere negativo dell’INAIL alla vendita [9].

Proprio in questi giorni è rimbalzata sui principali quotidiani la notizia di un’inchiesta della Procura di Roma [9], che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di dieci persone per frode commerciale. L’ipotesi ora al vaglio degli inquirenti è l’immissione in commercio di milioni di mascherine prive di certificazione o con documentazione contraffatta. Inoltre, i prezzi sarebbero stati gonfiati anche di cento volte rispetto al valore reale, con una frode ai danni dello Stato per svariate centinaia di milioni di euro. L’Agenzia delle Dogane ha proceduto a sequestrare la merce non conforme alle norme di sicurezza: 4 milioni e 800mila mascherine, oltre a 65.800 dispositivi per la terapia intensiva, 26 milioni di guanti monouso, 216mila tute, più di 47mila occhiali e 86mila confezioni di alcool.

Per maggiori informazioni sul corretto utilizzo delle mascherine, che ne preservi l’efficacia, potete consultare il nostro articolo.

Fonti:

[1] Linee guida OMS

[2] The Lancet

[3] International Journal of Nursing Studies

[4] Centers for Disease Control and Prevention

[5] IZA Institute

[6] La Stampa

[7] Guardia di Finanza – Comunicato stampa

[8] Il Secolo XIX

[9] Il Corriere della Sera