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29 Apr 2020

I 13 punti del protocollo condiviso sulle misure di contrasto e contenimento del coronavirus

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È uno dei documenti fondamentali su cui basare la riorganizzazione delle aziende nella Fase 2. Ma cosa prevede il protocollo in termini di misure igienico-sanitarie, ruoli e funzioni aziendali, rimodulazione di spazi e orari lavorativi?

Infografica sviluppata da COVIDRISK: i 13 punti del Protocollo

Quali misure di sicurezza e prevenzione devono essere adottate nei luoghi di lavoro nella Fase 2, con la ripartenza di alcune attività produttive a partire dal 4 maggio? Il Governo e le Parti sociali hanno sottoscritto lo scorso 24 aprile una versione aggiornata del «Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro».

Questo documento va a integrare il Protocollo già stipulato il 14 marzo, definendo le linee guida per agevolare le imprese nell’adozione delle misure di sicurezza anti-contagio ed è contenuto anche nell’allegato 6 del DPCM del 26 aprile 2020. Il fatto che tale documento sia stato recepito nel dispositivo normativo «consentirà di avere certezza ed esigibilità delle regole che abbiamo concordato», secondo quanto dichiarato dal segretario generale della CGIL Maurizio Landini a commento dell’intesa raggiunta lo scorso 24 aprile.

Le misure di contenimento e sicurezza previste dal protocollo si articolano in 13 punti e sono da considerarsi come indicazioni operative per un piano di azione condiviso volto alla tutela della salute e della sicurezza dei soggetti negli ambienti di lavoro. Viene anche specificato che, oltre che adottare il suddetto protocollo di regolamentazione e applicarne le disposizioni, le imprese possono «integrare con altre equivalenti o più incisive [misure, NdR] secondo le peculiarità della propria organizzazione, previa consultazione delle rappresentanze sindacali aziendali».

È importante precisare che l’obiettivo fondamentale del Protocollo è garantire il rispetto di livelli adeguati di protezione nei luoghi lavorativi, senza i quali non può avvenire la prosecuzione delle attività produttive. Ne consegue che «la mancata attuazione del Protocollo che non assicuri adeguati livelli di protezione determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza».

Per garantire che le aziende possano attuare le misure di sicurezza e prevenzione idonee, le stesse possono accedere a strumenti di sostegno quali ammortizzatori sociali (e.g. la cassa integrazione) con conseguente sospensione e riduzione dell’attività lavorativa o ricorrere a forme di lavoro agile, come lo smart working.

Per un’analisi dettagliata dei 13 punti del Protocollo vi consigliamo la visione dell’infografica sviluppata appositamente dal team di COVIDRISK, che riassume le principali misure riportate nel documento, accompagnandole con grafiche chiare ed esemplificative.

1-INFORMAZIONE: l’azienda dovrà fornire al lavoratore tutte le informazioni relative alle norme da seguire e ai comportamenti da adottare, anche tramite specifici dépliants informativi.

2-MODALITA’ DI INGRESSO IN AZIENDA: sono stabilite le condizioni per cui è vietato l’accesso ai luoghi di lavoro (rilevamento della temperatura corporea superiore ai 37,5°, contatto con individui risultati positivi a COVID-19 nei 14 giorni precedenti…) e i procedimenti da seguire in particolari casi. I lavoratori possono rientrare a lavoro dopo diagnosi di COVID-19 solo previa presentazione di certificazione medica che attesta l’avvenuta negativizzazione del tampone. Inoltre, il datore di lavoro si impegna a fornire massima collaborazione nel caso in cui le autorità sanitarie di zone particolarmente colpite dall’epidemia stabiliscano misure addizionali, come la somministrazione del tampone per tutti i dipendenti.

3-MODALITA’ DI ACCESSO DEI FORNITORI ESTERNI: devono essere ridotte le opportunità di contatto con il personale aziendale, previsti percorsi specifici in entrata/transito/uscita e limitato l’accesso ai visitatori. In caso di lavoratori dipendenti da aziende terze che operano nello stesso sito produttivo (es. manutentori, fornitori, addetti alle pulizie o vigilanza) positivi al tampone COVID-19, l’appaltatore dovrà informare immediatamente il committente ed entrambi dovranno collaborare con l’autorità sanitaria fornendo elementi utili all’individuazione di eventuali contatti stretti.

4-PULIZIA E SANIFICAZIONE IN AZIENDA: è da prevedere l’esecuzione di operazioni di pulizia giornaliera e di sanificazione periodica, a cui si aggiunge una sanificazione straordinaria in caso di riapertura dei locali in seguito alla presenza di casi accertati di COVID-19 o nelle zone maggiormente colpite dall’epidemia. Per interventi specifici le aziende possono ricorrere agli ammortizzatori sociali, anche in deroga.

5-PRECAUZIONI IGIENICHE PERSONALI: va prestata particolare attenzione al rispetto delle norme igieniche, adottando le adeguate precauzioni, soprattutto per l’igiene delle mani. I detergenti per le mani devono essere accessibili a tutti i lavoratori anche grazie a specifici dispenser.

6-DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE: le mascherine dovranno essere utilizzate in conformità a quanto previsto dalle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. In ogni caso, se impossibilitati a lavorare mantenendo una distanza interpersonale minore di un metro e se non si possono trovare soluzioni alternative, i lavoratori devono usare mascherine e altri Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) guanti, occhiali, tute, cuffie, camici, ecc.) conformi alle disposizioni delle autorità scientifiche e sanitarie.

7-GESTIONE SPAZI COMUNI (MENSA, SPOGLIATOI, AREE FUMATORI, DISTRIBUTORI DI BEVANDE E/O SNACK…): gli accessi agli ambienti comuni devono essere contingentati per evitare sovraffollamenti, con il mantenimento di un metro di distanza tra le persone e la presenza di una ventilazione continua.

8-ORGANIZZAZIONE AZIENDALE (TURNAZIONE, TRASFERTE E SMART WORK, RIMODULAZIONE DEI LIVELLI PRODUTTIVI):è incoraggiato l’utilizzo di modalità di lavoro a distanza, come lo smart work, in quanto strumento di prevenzione del contagio. Inoltre, deve essere prevista una rimodulazione dei livelli produttivi e degli spazi di lavoro, in modo compatibile allo svolgimento dei processi produttivi. Sono sospese e annullate tutte le trasferte/viaggi di lavoro nazionali e internazionali e vanno favorite modalità di trasporto nel tragitto casa-lavoro (commuting) atte a mantenere il social distancing, come navette o mezzi privati.

9-GESTIONE ENTRATA E USCITA DEI DIPENDENTI: Sono da considerare tutte quelle misure che favoriscono il distanziamento sociale, con orari flessibili e scaglionati, in modo da evitare assembramenti.

10-SPOSTAMENTI INTERNI, RIUNIONI, EVENTI INTERNI E FORMAZIONE: qualunque spostamento interno deve essere ridotto al minimo indispensabile, le riunioni in presenza sono vietate, a meno di casi eccezionali e in assenza di modalità alternative di svolgimento e infine sono annullati gli eventi di formazione in aula, privilegiando formazione a distanza.

11-GESTIONE DI UNA PERSONA SINTOMATICA IN AZIENDA: in tal caso, il soggetto sintomatico deve comunicarlo immediatamente all’ufficio del personale, in modo da essere posto in isolamento e devono essere contattate le autorità sanitarie competenti e i numeri di emergenza per COVID-19 forniti dalla Regione o dal Ministero della Salute.

12-SORVEGLIANZA SANITARIA/MEDICO COMPETENTE/RLS: di grande rilevanza è il ruolo del medico competente, la cui attività deve prevedere visite preventive, visite a richiesta e visite da rientro da malattia; non va comunque interrotta la sorveglianza sanitaria periodica, utile strumento per individuare eventuali contagiati e per informare i lavoratori. Il medico competente deve anche segnalare all’azienda particolari condizioni di fragilità e patologie pregresse dei dipendenti e consigliare l’adozione di altri mezzi diagnostici per contenere la propagazione dei contagi, nell’ambito delle sue funzioni nella valutazione dei rischi. Nelle sue attività egli collabora con datore di lavoro e RLS. Spetta al medico competente l’effettuazione della visita di controllo per il reintegro al lavoro dei soggetti guariti da infezione COVID-19, previa presentazione certificazione di avvenuta negativizzazione del tampone rilasciata dal dipartimento di prevenzione territoriale di competenza (cfr. punto 2).

13-AGGIORNAMENTO DEL PROTOCOLLO DI REGOLAMENTAZIONE: viene costituito in azienda un Comitato per l’applicazione e la verifica delle regole del protocollo di regolamentazione con la partecipazione delle rappresentanze sindacali aziendali e del RLS. Laddove ciò non sia possibile, si ricorrerà a un Comitato Territoriale composto dagli Organismi Paritetici per la salute e la sicurezza.

Fonti: