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14 Ago 2020

COVID-19 e bambini: cosa sappiamo ad oggi tra sintomi e trasmissione

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Il 6 agosto 2020 l’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) ha pubblicato un report che raccoglie le informazioni note su sintomi, trasmissione e ruolo delle scuole nella diffusione del nuovo coronavirus tra i bambini (0-18 anni). Vediamo alcuni dei punti principali.

Sintomatologia

La COVID-19, così come la SARS e la MERS, si è osservata con meno frequenza nei bambini che, quando vengono contagiati, mostrano sintomi moderati e meno acuti rispetto ai pazienti adulti.

Grazie a vari studi osservazionali è stata eseguita una valutazione sui sintomi più comuni nei bambini: febbre, infezioni del tratto respiratorio superiore e/o inferiore, mal di testa e sintomi gastrointestinali sono quelli riscontrati più frequentemente.

I casi asintomatici, anch’essi documentati da diversi studi, rappresentano dal 4 a oltre il 25% del totale dei casi di bambini COVID positivi analizzati. In particolare, uno studio che ha coinvolto oltre 2900 bambini tra Spagna, Iran, Cina, Corea del Sud e USA, ha rilevato una percentuale di asintomatici del 14,9%; secondo altri due studi, ognuno condotto su oltre 550 bambini, la quota è stata rispettivamente del 18 e 16%. Anche nei più piccoli la situazione è simile: in una ricerca che ha coinvolto 160 neonati, la percentuale di asintomatici è stata del 16%.

Una possibile spiegazione ai sintomi moderati o assenti – si legge nel report – potrebbe essere legata a una maggiore efficacia dell’immunità innata nei bambini rispetto a quella degli adulti, che potrebbe bloccare con maggiore facilità la replicazione del virus e, quindi, l’insorgenza di alcuni o tutti i sintomi.

Ospedalizzati e complicazioni

Nei casi riportati fra Unione Europea e UK, nei gruppi tra 5-11 anni e 12-18 anni le percentuali di ospedalizzati sono state del 3% e 4% rispettivamente; più alta nella fascia fra 0 e 4 anni con il 10% dei casi ospedalizzati.

Come per le altre fasce di età, condizioni cliniche pregresse o malattie croniche sono un fattore di rischio anche nei bambini e negli adolescenti.

Tra i casi che hanno richiesto il ricovero in terapia intensiva, la motivazione principale è stata la sindrome infiammatoria multisistemica pediatrica, che si presenta con febbre, infiammazione e disfunzioni a vari organi. Altri sintomi gravi sono stati miocardite (infiammazione al muscolo cardiaco) e disfunzioni renali.

Trasmissione tra bambini e adulto-bambino

Per quanto riguarda le scuole, gli studi citati dall’ECDC suggeriscono che la trasmissione tra bambini e tra bambini e personale scolastico non sia comune, evidenziando come sia più frequente invece che i bambini si infettino nell’ambiente familiare/casalingo.

Ciononostante, studi sull’influenza delle scuole nella trasmissione del virus all’esterno dell’ambiente scolastico non portano ad evidenze scientifiche solide; i pochi studi finora eseguiti non mostrano un significativo aumento dei casi in seguito ad una riapertura scolastica, tenendo comunque conto delle regole da seguire: con sintomi o febbre oltre i 37,5°C è obbligatorio rimanere a casa in qualsiasi caso. Per ora non si conosce, quindi, il reale impatto della chiusura o apertura delle scuole sulla diffusione di SARS-CoV-2 nella popolazione.

Ciò che sembra essere chiara è l’infettività dei bambini, se sintomatici, al pari degli adulti.

Dai risultati degli studi di sieroprevalenza (test sierologici) nei Paesi europei, si può inoltre dichiarare che i bambini sono più spesso asintomatici degli adulti una volta contagiati, e quindi non si può conoscere ancora con certezza l’effettivo contributo della trasmissione ad opera dei più piccoli. La conseguenza? La riapertura delle scuole dovrà essere accompagnata dall’applicazione delle misure di precauzione ormai ben note: distanziamento interpersonale, frequente igiene delle mani e uso delle mascherine in tutte le situazioni nelle quali non può essere garantito il distanziamento.

Fonti: