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29 Mag 2020

Ancora nessuna evidenza scientifica per la patente di immunità

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L’emergenza coronavirus è arrivata al bivio della Fase 2. Ci si chiede come sia possibile monitorare la diffusione del virus con misure in vigore meno stringenti ed è stata spesso nominata la “patente d’immunità”.

Cos’è la patente d’immunità? E soprattutto, se ne può già parlare?

Quando si parla di patente di immunità si intende un documento che attesti che si è già stati infettati dal nuovo coronavirus e che, una volta guariti, si è “immuni”. Ogni qualvolta un microrganismo patogeno sconosciuto entra nel corpo umano, delle cellule specifiche, dette linfociti, attivano un meccanismo di difesa e creano dei cloni.  I cloni, a loro volta, sono capaci di riconoscere il patogeno e danno il via alla risposta immunitaria contro l’infezione attraverso la generazione di anticorpi.

Si parla quindi di immunità quando l’organismo ha sviluppato un numero sufficiente di anticorpi ed è capace di “difendersi” dall’attacco di microrganismi che cercano di infettarlo.

Nel caso del virus SARS-CoV-2, la maggioranza dei casi risolve la malattia con sintomi lievi e senza bisogno di eccessive cure mediche. Questo significa che la risposta immunitaria, in alcuni casi, è capace di contrastare la riproduzione del virus e di ucciderlo.

Uno studio recente pubblicato su Nature ha mostrato che il 100% dei pazienti affetti da COVID-19 sviluppa anticorpi denominati Immunoglobine G (IgG). Ma SARS-CoV-2 è un coronavirus che circola solo da qualche mese tra gli esseri umani e non sono ancora stati eseguiti studi sulla permanenza della risposta immunitaria a lungo termine o sull’effettiva neutralizzazione del patogeno da parte delle IgG.

Studiare la risposta immunitaria dell’uomo al SARS-CoV-2 è una delle priorità della comunità scientifica insieme alla ricerca di un vaccino. È altrettanto importante avere una stima delle persone che in ogni Paese sono entrate in contatto col virus e hanno sviluppato gli anticorpi. Per questo in Italia si sta svolgendo una grande indagine, coordinata da Ministero della Salute e ISTAT, attraverso i test sierologici, che permetterà presto di avere una migliore stima del numero dei contagiati.

Fonti: