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11 Mag 2020

Analisi e mitigazione del rischio COVID-19 per la ripresa delle attività produttive

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Con la riapertura di imprese e attività commerciali, è necessaria un’attenta programmazione di misure anti-contagio per massimizzare la sicurezza sul lavoro. Analisi e mitigazione del rischio hanno un ruolo fondamentale. Ecco le linee guida INAIL sul tema.

Molti Paesi europei hanno ormai iniziato la cosiddetta Fase 2, che prevede una graduale ripresa delle attività produttive e un altrettanto progressiva riapertura delle attività commerciali. Anche l’Italia, a partire dal 4 maggio, ha iniziato a riavviare il proprio tessuto imprenditoriale, sulla base delle indicazioni contenute nel piano vagliato dal Governo. In questa fase è fondamentale assicurare il rispetto di alcune misure di sicurezza volte a garantire un adeguato livello di tutela della salute dei lavoratori.

A tal proposito, l’INAIL ha predisposto e reso disponibile sul proprio portale web un documento tecnico inerente la possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e le strategie di prevenzione da adottare. Tale linea guida ha ottenuto l’approvazione del Comitato Tecnico Scientifico della Protezione Civile, di cui fa parte anche un rappresentante dell’Ente previdenziale.

Il Presidente dell’INAIL Franco Bettoni e il Direttore Generale dell’Istituto Giuseppe Lucibello, nella prefazione del documento, sottolineano come, secondo il rapporto ISTAT presentato al Senato lo scorso 25 marzo, l’insieme dei settori non sospesi prima della Fase 2 ha compreso circa 2,3 milioni di imprese (il 51,2% del totale), con una percentuale di lavoratori occupati del 66,7% (i due terzi del totale di 15,6 milioni di lavoratori, compresi, però, coloro che lavorano in smart working). A fermarsi è stato invece il 33% dei lavoratori, pari a circa 7,8 milioni di persone.

Secondo un rapporto ISTAT ancora più aggiornato, a subire un arresto forzato è stato all’incirca un terzo della produzione complessiva di beni e servizi.

Le linee guida INAIL

Il suddetto documento è strutturato in due parti concettualmente diverse.

La prima sezione si concentra sulla descrizione di una metodologia innovativa di valutazione integrata del rischio di contagio sul luogo di lavoro basata su tre parametri principali.

La seconda parte, invece, è dedicata alle strategie organizzative di prevenzione e protezione da mettere in atto, nonché di lotta all’insorgenza di focolai epidemici, anche sulla base del Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2 negli ambienti di lavoro, firmato da Governo e Parti sociali il 14 marzo 2020, la cui versione aggiornata è stata sottoscritta lo scorso 24 aprile.

In questo articolo ci concentriamo sulla prima parte della linea guida INAIL, quella relativa alla valutazione del rischio di contagio in occasione di lavoro e del rischio di aggregazione sociale

Classificazione in base al rischio di contagio

Vengono identificate e definite tre variabili principali su cui basare la valutazione del rischio di contagio da SARS-CoV-2:

  • Esposizione: la probabilità di venire in contatto con fonti di contagio nello svolgimento delle specifiche attività lavorative (es. settore sanitario, gestione dei rifiuti speciali, laboratori di ricerca, ecc.).
  • Prossimità: le caratteristiche intrinseche di svolgimento del lavoro che non permettono un sufficiente distanziamento sociale (es. specifici compiti in catene di montaggio) per parte del tempo di lavoro o per la quasi totalità.
  • Aggregazione: la tipologia di lavoro che prevede il contatto con altri soggetti oltre ai lavoratori dell’azienda (es. ristorazione, commercio al dettaglio, spettacolo, alberghiero, istruzione, ecc.).

È inoltre da tenere in considerazione, ovviamente, che nella caratterizzazione di profili di rischio esiste un diverso grado di entità ad essi attribuibile in base a vari fattori, quali, ad esempio, la modalità di organizzazione del lavoro o la tipologia delle misure preventive adottate. In aggiunta, non bisogna sottovalutare l’impatto che la ripresa di alcune attività produttive, soprattutto quelle che prevedono un contatto con “soggetti terzi”, comporta sulla probabilità di determinare occasioni di aggregazione sociale per la popolazione.

Metodologia di valutazione integrata

L’INAIL propone una metodologia di valutazione del rischio basata sul modello sviluppato sui dati O’NET del Bureau of Labor of Statistics, integrato con i dati ISTAT e INAIL (raccolti nel progetto INSuLa 2 e nell’indagine ISTAT degli occupati al 2019), per adattarlo al contesto lavorativo nazionale. In sintesi, viene calcolata una matrice di rischio attribuendo un valore da 0 a 4 a ciascuno dei primi due parametri (esposizione e prossimità) e, il punteggio ottenuto dalla combinazione delle prime due variabili viene scalato di un certo fattore in base al terzo indicatore, ossia l’aggregazione.

Si riesce così a collocare ogni attività produttiva all’interno della suddetta matrice identificata da un codice colore, in base al livello di rischio connesso con lo svolgimento della stessa. Il documento riporta una tabella che elenca – a titolo esemplificativo – i vari settori produttivi e le loro sotto-partizioni (con i relativi codici ATECO), le rispettive classi di rischio e il numero di occupati. Si passa da settori classificati ad alto rischio, come farmacisti, operatori sanitari, Forze dell’ordine, a una classe di rischio medio-alto, di cui fanno parte, tra gli altri, corrieri, camerieri, addetti alle mense, badanti, a una di rischio medio-basso, tra cui rientrano i lavoratori nell’istruzione, gli operatori ecologici ed edili. Sono, infine, classificati come profili a basso rischio, quelli appartenenti al settore agricolo e manifatturiero.

Fonti:

Linee guida INAIL: https://www.inail.it/cs/internet/docs/alg-documento-tecnico-coronavirus-fase-2.pdf

Citazione Presidente INAIL Bettoni e DG Lucibello nella prefazione del documento INAIL (pag.7 del documento)